La Pagoda: quando il verde completa l’architettura

Il progetto del verde per il recupero di un’architettura iconica a Formigine

Ci sono architetture che hanno un’identità così forte da chiedere al paesaggio che le circonda la stessa attenzione progettuale.

È il caso de La Pagoda, a Formigine: un progetto di recupero e trasformazione curato dallo studio Ambientevario, che ha dato nuova vita a un’ampia villa unifamiliare di fine anni ’70 progettata dall’architetto Vinicio Vecchi, trasformandola in un complesso di cinque abitazioni a schiera.

Hydroplants ha curato la progettazione del verde, lavorando sul rapporto tra vegetazione, architettura e nuovi spazi dell’abitare.

L’obiettivo non era semplicemente circondare l’edificio di piante, ma creare un paesaggio capace di accompagnarne le forme, garantire privacy alle singole abitazioni e restituire al complesso una dimensione profondamente naturale.

Un verde che nasce dall’architettura

La Pagoda conserva un linguaggio architettonico molto riconoscibile.

La grande copertura curva, le strutture verticali a forbice, i volumi decisi e l’alternanza tra tonalità calde e finiture più scure definiscono un edificio dalla forte personalità, nel quale il progetto contemporaneo reinterpreta gli elementi distintivi dell’architettura originaria.

Il progetto del verde parte proprio da qui.

Alle linee nette dell’edificio risponde la naturale irregolarità della vegetazione; alla solidità dei materiali, la leggerezza di chiome, arbusti e fioriture.

Il risultato è un equilibrio fatto di contrasti, nel quale architettura e natura mantengono ciascuna la propria identità, ma acquistano forza proprio dal loro dialogo.

Preservare, integrare, far crescere

Progettare il paesaggio significa anche saper riconoscere il valore di ciò che esiste già.

I grandi alberi presenti nel lotto sono stati preservati e integrati con nuove piantumazioni, creando un verde stratificato, composto da differenti altezze, volumi e densità.

Le nuove alberature si inseriscono così in una vegetazione già adulta; siepi e masse arbustive costruiscono il livello intermedio, mentre graminacee, tappezzanti e fioriture accompagnano percorsi e spazi più vicini all’abitazione.

È proprio questa sovrapposizione di livelli che oggi restituisce la sensazione di un verde ricco, maturo e spontaneo, pur essendo frutto di una precisa progettazione.

La privacy diventa paesaggio

Cinque nuove abitazioni significano anche cinque diverse dimensioni private da proteggere.

Il verde assume quindi una funzione fondamentale: separa senza creare barriere, scherma senza chiudere.

Le siepi accompagnano i confini e gli accessi alle singole proprietà, mentre alberature e vegetazione a differenti altezze filtrano gli sguardi e contribuiscono a proteggere gli spazi privati anche rispetto alla strada.

Una soluzione funzionale che diventa contemporaneamente parte dell’identità estetica del progetto.

Non muri verdi uniformi, quindi, ma un paesaggio articolato che cambia altezza, consistenza e colore e che permette alle diverse abitazioni di mantenere la propria intimità all’interno di un’immagine complessiva coerente.

Il verde come parte dell’esperienza dell’abitare

Nelle fotografie questo aspetto emerge particolarmente bene.

Il verde non occupa soltanto il perimetro del lotto: entra nella percezione stessa dell’architettura.

Lo si incontra lungo i percorsi, davanti agli ingressi, ai piedi delle facciate e oltre le siepi. In alcuni punti lascia emergere completamente l’edificio, in altri lo incornicia o lo nasconde parzialmente.

Anche le scelte vegetali contribuiscono a creare atmosfere differenti: masse sempreverdi garantiscono struttura durante tutto l’anno, mentre fogliami, nuove vegetazioni e fioriture introducono movimento e variazioni stagionali.

L’architettura rimane protagonista, ma non è mai isolata dal contesto che la circonda.

Architettura e paesaggio, un progetto condiviso

La Pagoda racconta bene il valore della collaborazione tra professionalità diverse.

Il recupero architettonico ha saputo preservare l’identità di un edificio nato alla fine degli anni ’70, reinterpretandolo per rispondere a un nuovo modo di abitare; il progetto del verde ne ha accompagnato la trasformazione, costruendo intorno alle nuove residenze un paesaggio capace di offrire bellezza, privacy e qualità dell’abitare.

Per Hydroplants progettare il verde significa anche questo: leggere l’architettura, comprenderne il linguaggio e creare un paesaggio che sappia dialogare con essa.

Perché quando verde e architettura vengono pensati in relazione, il giardino non è più semplicemente ciò che circonda un edificio.

Diventa parte del progetto.